La comprensione profonda: l'epifania dell'apprendimento.
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«Prima che accada», scrive Edgar Morin, «la creazione è invisibile agli occhi, ma noi dobbiamo scommettere su quell’invisibile».
In questa affermazione di Edgar Morin si condensa l'essenza stessa dell'apprendimento.
Un modo di concepire l'apprendere che si discosta dalle definizioni canoniche e da un cosiddetto metodo soprattutto se questo è inteso come estremamente lineare; nella prospettiva di Morin, apprendere non coincide nemmeno con l’accumulo di contenuti frammentati.. Per Edgar Morin, infatti, l'apprendimento autentico nasce dalla capacità di comprendere e abitare la complessità, evitando ogni tipo di frammentazione della conoscenza per dare spazio a ciò che è, e che dovrebbe essere osservato come processo emergente; per dare campo a ciò che dovrebbe essere osservato come quel processo che sta per accadere…
Abitare la complessità implica di riconoscere che la conoscenza non è un'insieme di parti isolate, ma un processo emergente, dinamico, interagente e insieme relazionale.
Apprendere è concedere uno spazio a ciò che ancora non esiste e che non è ancora osservabile ma che si renderà tale, solo attraverso la dinamica relazionale, quella che precede (virgola), viene prima per dirla alla Gregory Bateson.
Ciò che conta non è ciò che è già dato, ma ciò che forse è possibile che accada; non ciò che è visibile, ma ciò che è in potenza e che diventerà osservabile solo nel momento in cui emergerà.
È la stessa logica che Gregory Bateson individua nella relazione come condizione generativa: ciò che precede, ciò che viene prima, non è un semplice antecedente cronologico ma è la matrice relazionale che rende possibile l’emergenza del nuovo, che renderà possibile la possibilità di scommettere su quell'invisibile.
L’apprendimento, allora, non è la registrazione di un fatto, ma la partecipazione a un processo.
Una "creazione invisibile" che forse richiama, in un certo senso, la dimensione del mondo delle idee di Platone: ciò che esiste in potenza prima di manifestarsi in atto. Ma, diversamente da Platone, questa idea in potenza non è collocata in un mondo separato, è inscritta nei processi viventi, nelle dinamiche biologiche, chimiche e neuroscientifiche. Talvolta, ciò che è in potenza diventa osservabile persino al microscopio: la vita stessa, nei suoi micro-processi, testimonia che l’emergenza non è un concetto astratto, ma un fenomeno materiale, relazionale, incarnato.

Apprendere significa dunque scommettere su quel invisibile, riconoscere che ciò che ancora non esiste potrebbe manifestarsi attraverso tale emergenza, attraverso ciò che prima era invisibile, ma che potrebbe rendersi visibile se prendiamo dimestichezza con questa incertezza, con questa costante ambiguità che paradossalmente però, ci permetterà di abitare nelle nostre peculiari capacità, nella nostra capacità di osservare, di collegare, di integrare, di interagire e di interconnetterci anche attraverso gli altri e l'ambiente in contesti differenti.

Per Edgar Morin apprendere significa pensare alla complessità, collegare ciò che è separato, contestualizzare e, al contempo, comprendere, con spirito critico, la condizione umana e planetaria.
Per Edgar Morin occorre comprendere chi è? … Da dove proviene? … Com'è fatto? …Come pensa? …Come vive? … E come vive la società? …Come appartiene a questo pianeta?
Per Edgar Morin l'educazione non può prescindere da queste domande se desideriamo che avvenga un autentico apprendimento.
Edgar Morin rifiuta una visione riduzionista dell'essere umano e, del vivente in generale, poiché il vivente non può essere solo biologico o solo culturale ma una condizione complessa, dunque, anche composta da biologia (corpo specie evoluzione), da una dimensione psichica (linguaggio, simboli, norme), da una dimensione sociale (ruoli istituzioni, relazioni) e da una dimensione diciamo storica (memoria, eredità, trasformazioni)…
Un apprendere nella complessità è una conoscenza che si ricompone di sophìa, di sapienza permettendoci di affrontare con lucidità e responsabilità quell' educare che per Edgar Morin significa formare una testa ben fatta, non una testa ben piena.
Se è vero che Edgar Morin mira ad un discorso più ampio e complesso toccando i pilastri politici e sociali, gli stessi principi possiamo utilizzarli anche nella vita con gli animali che non è, secondo ciò che abbiamo appena scritto, disgiunta da tutto il resto, anzi! Il nostro apprendimento complesso arriva anche da lì ma lo abbiamo dimenticato..
Il nostro apprendimento complesso originario risiede nella biologia, nell'adattamento e nella trasformazione evolutiva con cui la vita stessa interagisce con l'ambiente.
Un apprendimento evolutivo e adattativo che si sensibilizza e si trasforma nello spazio-tempo durato milioni di anni. Un apprendimento evolutivo che a livello scientifico l'uomo inizia a studiare solo tra fine Ottocento inizi del Novecento provando a slegarsi dal filo della conoscenza, ossia provando a slegarsi dalla filosofia (filo del sapere), le cui analisi hanno origine nell'Antica Grecia restando un pilastro prezioso di riflessione sulla conoscenza esportato in tutto il mondo, importante materia che per Edgar Morin andrebbe inserita come prioritaria in tutti i contesti scolastici.

L'evoluzione non è stato un processo lineare. L'evoluzione stessa è un processo piuttosto complesso e caotico e, molto spesso, casuale. Da qualsiasi angolo ci mettiamo ad osservarlo, per studiarlo e capirlo, la prima evidenza che impareremo è che l'evoluzione non è un processo lineare; per conseguenza non può esserlo nemmeno l'apprendimento e tutto ciò a lui connesso; l'educazione in primis.
La storia dello studio scientifico di fine Ottocento è semplicemente un primo passaggio da una visione meccanica del comportamento, che ad oggi, si dovrebbe auspicare, che si diriga verso una visione mentale, sociale e attiva della conoscenza, ivi incluso il modo di apprendere di qualsiasi vivente che abiti su questo pianeta.
Linea del tempo e correnti di pensiero dello studio dell'apprendimento:

Doveroso excursus:
La linea del tempo che vediamo nella mappa sopra, che illustra le origini scientifiche sullo studio sull'apprendimento, mostra chiaramente come lo studio in realtà fosse volto a comprendere come modificare il comportamento (assuefazione, sensibilizzazione, imprinting, riflesso condizionato, ecc.) a partire da Pavlov con il cosiddetto Condizionamento Classico (1897-1906) con esperimenti sui cani. Esperimenti ai quali seguirono quelli di Thorndike per prove ed errori (dal 1898 in poi) i cui studi avevano l'obiettivo di comprendere come gli animali apprendessero e, come fossero capaci di risolvere i problemi senza ricorrere a complessi sistemi mentali ma per tentativi progressivi. (Vi ricordo che gli animali non erano considerati esseri senzienti). Uno degli esperimenti più famosi è quello della cosiddetta "Puzzle box" di cui tutti abbiamo sentito parlare e su cui molti addestratori e professionisti sono rimasti ancora oggi e, spiace rimarcare che anche alcuni professori, ancora oggi, talvolta, ricadono in questo errore, ahimè… Gli studi di Thorndike volevano dimostrare come si apprenda selezionando, attraverso ripetuti tentativi, i comportamenti che porterebbero ad un esito positivo, seppur in modo graduale e spesso casuale: ossia La Legge dell’Effetto (Law of Effect)che è il nome del contributo teorico più importante di Thorndike la cui formula essenziale si basava sul criterio teorico che stabilisce che se un comportamento è seguito da una conseguenza soddisfacente tende a ripetersi mentre se un comportamento è seguito da una conseguenza spiacevole tende ad estinguersi… Vi ricorda qualcosa? Provate a rileggere… Ripetete come fa il Piccolo Principe quando ascolta la volpe e cerca di capire… Ed era necessario chiudere gli animali affamati in una scatola per formulare questa geniale teoria? Questa legge teorica anticiperà direttamente il famoso Condizionamento Operante di Skinner (dottorato ad Harvard nel 1931) che tutti abbiamo studiato vero? Chi non ricorda la Skinner box? Con Skinner (1904-1990) abbiamo finalmente il cosiddetto Condizionamento Operante (o metodo del rinforzo), ossia apprendere in associazione stimolo-risposta (sistema lineare). Sarà ufficialmente Watson il fondatore del Comportamentismo (1913) dimostrando il condizionamento dell'emozioni negli esseri umani, sostenendo che l' apprendere è un comportamento osservabile e non un processo mentale. Quindi il Comportamentismo lascia il passo al più evoluto studio sull'apprendimento degli anni '50-'70 del Novecento, ossia il Cognitivismo i cui protagonisti sono Tolman con le mappe cognitive, Piaget con lo sviluppo cognitivo, Bruner con l' apprendimento per scoperta, Ausubel con l' apprendimento significativo e Vygotskij con la dimensione socio-culturale; tutti concordi sulla linea di fondo che Apprendere corrispondesse ad elaborare informazioni. Lineare no? Una breve vita, per così dire, avranno le correnti chiamate Costruttivismo e Strutturalismo sorte tra gli anni settanta e ottanta del Novecento che cercarono di superare il Cognitivismo con l'idea che apprendere fosse una forma generata dall'esperienza, dall'interazione e dalla riflessione, ossia un costruire attivamente la conoscenza e non solo un'elaborazione di informazioni (Piaget, Vygotskij, Papert) . Questa fase di mezzo non è che scompaia o venga soppiantata, semplicemente aprirà la strada ad una cosiddetta didattica moderna che passa da lezione frontale a cooperazione e si dedica al concetto di problem solving, passando da una visione meccanica dell’apprendere ad una visione più mentale, più sociale e più attiva della conoscenza. (A onor del vero lo Strutturalismo declina perché fondato su un'idea di base che riteneva che il pensiero si organizzasse sull'esistenza di strutture mentali universali). Il Costruttivismo invece, cambia forma venendo poi superato negli anni '90 del Novecento quando emergono le neuroscienze e con la psicologia cognitiva che ritiene che l'apprendimento sia azione e non solo rappresentazione e dunque, per il Cognitivismo la mente è interattiva, corporea e incarnata e, infine con le neuroscienze dell'apprendimento che ci parlano di plasticità, di circuiti attentivi, di memoria, di emozioni e di motivazioni.
Quindi con questo brevissimo excursus d'ora in poi potrete identificare precisamente coloro che vi parlano dei metodi e degli studi, coloro che si presentano con l'etichetta che però deriva dagli anni di fine Ottocento inizi del Novecento i cui studi gettarono le basi della psicologia e che erano fondati su teorie che sperimentavano su esseri allora considerati non senzienti.
Non voglio aggiungere altro ma riflettete su queste righe...
E vi prego create, creiamo un dibattito in merito…

"Non si può imporre la felicità. Non si può, a lungo termine, imporre nulla. Noi non usiamo la forza! Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un’adeguata ingegneria comportamentale". (Skinner, 1948)
APPRENDERE significa acquisire in modo stabile nuove conoscenze, nuove competenze o schemi di comportamento integrandoli nella propria struttura cognitiva fino a poterli utilizzare in modo autonomo. L'etimologia di apprendere deriva dal latino prendere, afferrare e portare verso di sé e, in senso mentale, è letteralmente afferrare con la mente.
Per la filosofia apprendere è una forma di associazione, per altro di antichissima concezione, in cui si acquisisce una tecnica qualsiasi, simbolica o emotiva o di comportamento; ossia una mutazione che migliora le risposte nel organismo all'ambiente ai fini dello sviluppo e della conservazione dell'organismo stesso. (Nicola Abbagnano)
Il punto è come…
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