

Il soggetto che abbiamo davanti è un individuo unico al mondo che possiede una sua prospettiva sul mondo.
Le emozioni sfuggono all’autorità soggettiva e isolata,
la superano e irrompono nella soggettività dell’altro ponendosi in reciprocità, in interconnessione
costituendosi come un’interdipendenza fondamentale
del legame sociale.
“Se il corpo è ciò che ci nasconde al mondo, esso è anche ciò che mi consegna agli altri”
(Paul Dumouchel)

Perché abbiamo scelto di chiamarci Pelosoficamente ?


La proficua collaborazione tra scienza e filosofia, intrecciandosi, porta alla luce analisi feconde e, bene o male, gli umani, parlando, possono più o meno intendersi sulle cose da dibattere e dunque affrontarle nell’ambito conoscitivo (quello del sapere!).
Gli animali continueranno, auspicabilmente, ad essere osservati, interpretati, studiati e, tuttavia però, saremo sempre noi umani a parlare di loro (e, per loro) asserendo delle credenze (ossia ciò che crediamo di sapere). A seconda della disciplina che si interessa a loro, ovviamente con dati oggettivi alla mano, continueremo ad espandere la nostra conoscenza sugli animali, consapevoli però che questo sia un "come noi crediamo stiano le cose nel mondo"...
Gli avverbi, come tutti sappiamo, hanno una funzione grammaticale e sono parole invariabili che modificano il significato di un verbo.
(Ma quale verbo?)...
La teoria avverbiale in filosofia sosterrebbe che le nostre esperienze sensoriali sono una condizione mentale di un certo tipo; sono un’esperienza di qualcosa in un certo modo e, suggerirebbe, che, l’esperienza di un oggetto dovrebbe essere descritta come un sentire in un certo modo... Ad esempio vedere il colore rosso della mela è un’esperienza sensoriale, un sentire in un certo modo il rosso della mela, in una parola, sentirlo "rossamente".
La teoria avverbiale della percezione, come sostiene Paternoster, è una teoria semantica della percezione, in quanto l’oggetto apparente del verbo percettivo, è in realtà, un attributo del mio stato psicologico:
se ad esempio percepisco un gatto, dovrei parafrasare, come vorrebbe la teoria avverbiale, che lo percepisco "gattamente!"
Quindi parlando di pelosi in generale e, mettendo insieme in modo molto leggero la teoria avverbiale, e, soprattutto non volendo qui sostenere verità assolute, dal momento che nessun animale può rivelarcele, ci è parso che la teoria avverbiale potesse trasformare e rendere pienamente, l’idea di Pelosoficamente.
In quale modo percepisco il mio peloso?
Non solo, la teoria avverbiale poteva trasformare e rendere pienamente l’idea di Peloso-fi-camente contenendo quell' esperienza sensoriale di qualcosa, come suggerisce la teoria avverbiale esprimendo così in una sola parola (per altro facilmente intuibile), quella straordinaria sensazione, che provo quando ho davanti a me il mio peloso!
Noi di Pelosoficamente abbiamo proprio l'intenzione e l'ambizione, di poter creare e forgiare, non solo una parola ma anche il suo concetto sensoriale ed esperenziale insieme; prendendo sì le mosse dalla teoria avverbiale, ma ponendo il focus generico sulla parola che tutti usiamo quando ci riferiamo al nostro compagno di viaggio, "peloso", "pelosotto"... “pet” ecc. Tali espressioni le sentiamo spesso, ci sono comuni e tutti intendiamo a chi ci stiamo riferendo!
Ebbene a scanso d'equivoco lo precisiamo:
noi di Pelosoficamente per Peloso intendiamo tutti gli animali da compagnia! Nessuno escluso...
Se a "Peloso" aggiungiamo "Sophìa" (parola greca, antica, che significa saggezza, sapienza), formiamo esattamente la parola "pelosophìa".
Ecco fatto:
Pelosophìa + "avverbio"= Pelosoficamente.
Pelosophìa + sophìa + mente= Pelosoficamente.
In altre parole pelosopìa è la filosofia dei pelosi, ossia il filo conduttore della saggezza dal punto di vista dell'animale...
Pelosoficamente nasce con l’intento di creare una reale categoria mentale, un nuovo concetto capace di approssimarsi il più possibile al modo di percepire e di sentire dell’animale senza che il sentire dell'altro possa essere influenzato dal consueto mondo (e modo) del sentire prettamente umano; un linguaggio umano che canalizziamo con le nostre espressioni linguistiche (il cosiddetto linguaggio verbale) che è, a nostro avviso, troppo riduttivo per poter definire e percepire realmente il sentire animale.
Cogliere questo aspetto può riconsegnarci una ricchezza interiore che abbiamo dimenticato... Una saggezza interiore che sempre più spesso, senza saperlo, andiamo cercando nei nostri compagni di viaggio pelosi...
Pelosoficamente

Pelosophìa... il punto di vista dell'altro

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Ogni post è un passo,
in un viaggio di saggezza e consapevolezza.
“La vostra voce è la testimonianza diretta, condivisa e partecipata della pelosophìa"
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