Restare in silenzio
- Lorena Bianchi
- 12 nov
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 21 nov

Il “silenzio” rievoca in noi quel senso di pace, ricorda la calma, la tranquillità e la quiete interiore; esattamente corrispondente alla sua etimologia.
Nel mondo frenetico che abitiamo è davvero difficile ascoltare il silenzio e se non mi credete provateci!
Secondo alcune interpretazioni, “silenzio” potrebbe significare “legare” e, da questa prospettiva, il silenzio implicherebbe l’idea di creare un canale privilegiato.
In altre parole il silenzio produce una relazione favorendo un canale comunicativo con sé stessi, con gli altri e con il mondo...
E se ci soffermiamo qualche istante a riflettere, ci accorgiamo immediatamente che, in effetti, il silenzio può essere utilizzato in varie forme e in vari modi. In psicologia si parla di silenzio punitivo, in giurisprudenza di silenzio assenso, silenzio-rigetto e, così via.
Vi è molta letteratura anche sull’ossimoro del silenzio assordante o, silenzio stridente utilizzato per descrivere quel silenzio profondo, talvolta cupo, tanto da essere insopportabile, intollerabile e opprimente.
Il primo assioma della Comunicazione recita:
“Non si può non comunicare anche il silenzio è comunicazione”
In altre parole, anche il restare in silenzio comunica qualcosa, ossia anche restare in silenzio trasmette un messaggio e quindi non è possibile evitare di comunicare.
In un’interazione ad esempio, le parole o il silenzio, l’attività o l’inattività, influenzano noi e gli altri,
reciprocamente e ininterrottamente senza posa...
Vi siete mai soffermati a rifletterci?
Ogni comportamento è comunicazione ogni nostra azione o inazione ha valore di messaggio in interazione con il mondo.
Nel processo evolutivo noi umani abbiamo sviluppato un sistema di comunicazione molto complesso e, per alcuni versi anche complicato, di comunicazione. Un sistema atto a estendere le strutture necessarie per sviluppare un linguaggio articolato e grammaticalmente complesso che ci consente di parlare.
Una combinazione di fattori fisiologici, come la laringe più lunga e l’apparato fonatorio, insieme a fattori neurologici situati nel cervello umano (nell’emisfero sinistro) sono dedicate appunto alla produzione di suoni e all’elaborazione di un linguaggio. Tale area cerebrale è detta Area di Broca, la quale ci permette di modulare suoni adatti a parlare.
Detto brevemente gli esseri umani parlano!
Mentre gli animali non hanno sviluppato le strutture necessarie per un linguaggio articolato e grammaticalmente complesso come quello umano. Tuttavia "anche" gli animali comunicano…
L’ambito comunicativo è molto più ampio dell’ambito del solo linguaggio verbale (quello del parlare per intenderci).
La comunicazione verbale riferita alle parole che scegliamo, che è, o dovrebbe essere, la parte più esplicita, la parte di impatto che scegliamo nella comunicazione costituisce solo un 7% della comunicazione.
Il 38% della comunicazione, anche detta paraverbale, che è la parte significativa dell’impatto del messaggio che intendiamo comunicare, non sono le parole in sé ma bensì l’enfasi, le intenzioni, le emozioni, il tono, il ritmo e il volume della voce.
Il 55% della comunicazione è trasmesso da elementi non verbali.
A conti fatti la realtà oggettiva è, che il messaggio che intendiamo realmente comunicare è trasmesso dal linguaggio non verbale.
I segnali non verbali possono contraddire il messaggio verbale generando una comunicazione non efficace in quanto non coerente con ciò che avremmo voluto comunicare.
Gli animali comunicano utilizzando una vasta gamma di segnali tra cui le vocalizzazioni, il linguaggio del corpo, le posture, segnali olfattivi, visivi e, soprattutto, usano il linguaggio nello corpo e lo spazio.
Ogni specie animale si è altamente adattata e specializzata al suo ambiente e all’esigenze legate alla sopravvivenza, ciò non significa che la sua comunicazione che sia inferiore o superiore a quella umana, significa semplicemente che è diversa.

Il silenzio di un animale può comunicare più di mille parole, trasmettendo intenzioni, sentimenti ed emozioni come la fiducia, la paura, l’ansia, la rabbia o la gratitudine, la gioia, la tristezza e, così via.
Nel silenzio un animale può comunicare più di mille parole attraverso il solo sguardo.
Il silenzio degli animali dovrebbe essere ascoltato e osservato come un invito al sentire atto a rievocare la calma capace di riconnetterci a quella atavica dimensione da cui anche noi proveniamo.
Il silenzio degli animali è una sorta di chiamata, di convocazione ad imparare ad imparare da questi esseri viventi e praticare nel concreto la chimica delle emozioni e delle passioni che dovrebbero contraddistinguerci, come la gentilezza, il rispetto e la compassione.
Ed è nel silenzio, restando seduti accanto a loro che possiamo aprire il mondo del sentire, dell’ascoltare e del vedere...

Ritagliamoci del tempo con i nostri amici pelosi, osserviamoli e ascoltiamo il silenzio; restiamo lì ad imparare qualcosa ricordandoci che “non si può non comunicare, anche il silenzio è comunicazione” e, visualizzando nella nostra mente che molti animali trascorrono il loro tempo nella ricerca della pace e della tranquillità in connessione con la Natura oltre che a procurarsi cibo atto a sopravvivere.
“…Nelle bestie è riscontrabile anche una certa inclinazione all’infinito…” scriverà Giacomo Leopardi nello Zibaldone, e lo sappiamo tutti che lo Zibaldone è stato scritto negli anni in cui Leopardi stava mostrando a tutti, scriverà Umberto Eco, che di infinito se ne intendeva...
Lorena Bianchi

Scriveteci nei commenti !


Commenti