Co-abitare l'animalità sul pianeta Terra
- 13 giu
- Tempo di lettura: 24 min
Aggiornamento: 20 giu
La co-abitazione sulla Terra si è evoluta dentro un sistema condiviso in una dinamica di interdipendenza evolutiva e, insieme, adattativa, favorendo la continuità della vita stessa.
Nella modernità attuale corre l'onere di riportare alla memoria di co-abitare l'animalità perduta per ristabilire il vantaggio evolutivo.
Nel contesto ecologico-comportamentale che si origina milioni di anni fa nel Paleolitico (circa 2,50000-300.000 milioni anni fa), gli ominini non erano super-predatori ma vivevano come opportunisti, spesso erano scavengers.

Gli ominini (Homo) dovevano competere e convivere con grandi, massicci ed efficienti animali come leoni, iene, felini dai denti a sciabola, bisonti, mammut e, così via; non occupavano posizioni di vertice nella catena alimentare ma al contrario, si muovevano come opportunisti, adattandosi a ciò che l’ambiente offriva. Si desume che l’accesso alla carne ad esempio, avvenisse dopo che un predatore avesse già ucciso la preda e ciò implica di dover dedurre che la sua sopravvivenza dipendesse da un equilibrio delicatissimo che gli permettesse di riconoscere un’opportunità senza diventare egli stesso preda, garantendosi la sopravvivenza.
La sopravvivenza degli ominini, infatti, dipendeva da una combinazione di comportamenti quali la raccolta, la caccia occasionale, ma soprattutto, dipendeva da quel comportamento detto scavengers citato sopra, ossia consumatori di carcasse. Carcasse lasciate da predatori molto più efficienti di loro. (Esattamente come si osserva anche oggi in natura nel ciclo della sopravvivenza animale). Ne deriva che il rapporto uomo–animale si sia co-evoluto dentro un ecosistema di paura, di rischio e di interdipendenza. Tale ragionamento dovrebbe portare a rappresentarci una conseguenza logica della co-abitazione, implicando che gli ominini dovessero muoversi in un equilibrio estremamente delicato: avvicinarsi abbastanza da sfruttare un’opportunità ma non così tanto da diventare essi stessi preda. Ogni scelta comportava un rischio, ogni movimento richiedeva attenzione, ogni traccia animale poteva essere sia una risorsa che una minaccia.
Un intreccio di paura-rischio-necessità da cui è realistico desumere sgorgasse il rapporto uomo–animale; un’affermazione questa che non ha nulla a che vedere con un rapporto dualistico, di controllo o di dominio, tantomeno ha a che fare con una visione antropocentrica della relazione appena descritta; piuttosto, pone il merito fattuale, all’evidenza di una co-abitazione della Terra che si sviluppa, che si adatta e che si evolve attraverso un ecosistema condiviso, in cui specie diverse co-abitano e condividono il pianeta, influenzandosi reciprocamente.

È precisamente in questo ambiente che si struttura la prima forma di interdipendenza: gli animali non sono percepiti nel dualismo prede o predatori ma sono indicatori di un sistema integrato nell’ecologia del vivente in cui i modelli comportamentali e la vita reale sono presenza da osservare e da comprendere per sopravvivere.
In altre parole, prima di essere cacciatori, raccoglitori siamo stati osservatori degli animali; e, prima di rappresentarli, li abbiamo seguiti, temuti, imitati.
In questa lunga co-esistenza, fatta di distanza e prossimità, di timore e apprendimento, si costituisce il terreno profondo su cui si svilupperanno, molto più tardi, le prime rappresentazioni simboliche degli animali emergenti nell’arte rupestre.

Per quanto sia difficile per noi umani immaginare la linea del tempo, con i suoi milioni di anni di trasformazione evolutiva, vi invito però a compiere lo sforzo, poiché è un esercizio di pensiero immaginativo proficuo per poter cogliere quel contesto austero che è stato fondamentale per plasmare la nostra trasformazione cognitiva; divenendo figura centrale, e lo è tutt'oggi, nel nostro immaginario e, che a tutti gli effetti, rappresenta anche il nostro attuale patrimonio genetico.
Cercate un parco naturale, incontaminato e sedetevi.
Dimenticatevi, per qualche istante, il mondo attuale; niente luce, niente rete, niente scarpe, niente cemento, niente rumore.
Seppur apparentemente banale, questo esercizio di esperienza di immedesimazione, è vantaggioso.
Portate in un parco gli studenti che hanno un rifiuto a studiare la storia ad esempio.
Provateci.
Portateli in un parco naturale e chiedete loro di immedesimarsi negli ominini del Paleolitico e iniziate a fare loro domande, a chiedere loro di eseguire compiti, oggi, dati per scontati…
Coinvolgeteli in ruoli e lasciateli liberi di esprimersi.
Vi posso garantire che quegli studenti ameranno la storia con tutte le sue connessioni, a meno che, non andiate a rovinare tutto chiedendo loro di ricordare le date!

Prendete per mano un bambino e conducetelo verso la finestra.
Chiedetegli di dirvi cosa vede.
Chiedetegli poi come lui si immagina fosse stata la Terra.
Infine, conducetelo nuovamente al parco per fargli capire che i fatti storici, come l’evoluzione o la biologia, non sono come un colpo d’occhio sul mondo; i fatti accaduti non sono come ciò che vediamo in un giorno qualunque, affacciandoci dalla finestra, ma parte di un lungo ed enorme processo di interconnessioni tra sistemi tutt'altro che lineari e sommari.
Spiegategli che il mondo non è sempre stato così e, che quando nasciamo, troviamo le cose già fatte, tuttavia, ditegli che è esistito un prima ed esisterà un dopo.
Un dopo che un altro bambino come lui imparerà a vedere a seconda di come anche lui si comporterà nel mondo oggi.
Compiendo un tale gioco fuori dagli schemi pedagogici, state aprendo un modo di esserci nel mondo che non è lineare, come non lo è stata l’evoluzione; lo state immettendo nel processo conoscitivo di un ecosistema complesso di cui è parte e, del quale, possiede ancora una risonanza ancestrale.
Gli fornirete, nel compito di educare, lo strumento della consapevolezza e dell' imparare a vivere davvero che, come ci rammenta Edgar Morin, non muore, non si spegne ma si trasmette.

Ciò che si trasmette non muore, non svanisce ma resta come una risonanza co-abitativa sul pianeta Terra. . .
Edgar Morin in "Il Metodo La Natura della natura" si concentra, infatti, sul ribadire che la natura non è fuori dall'umano, ma dirà che l'umano è uno delle sue emergenze, una forma di vita che porta in sé la storia della specie, della biosfera, della cultura; ricordandoci che il pensiero è un prodotto della vita e che la vita è un processo che si auto-riflette.
Il metodo, infatti, nasce dalla natura secondo Morin, che a sua volta può essere compresa solo attraverso un metodo capace di accogliere la complessità, di pensare le relazioni, di riconoscere le retroazioni, di mantenere insieme gli opposti senza ridurli. In questo senso, il metodo moriniano non è un metodo per studiare la natura, ma un metodo che nasce dalla natura e che ritorna alla natura.
È un pensiero che non si pone sopra la vita, ma dentro la vita.
È un modo di conoscere che non pretende di dominare il reale, ma di accompagnarlo, di seguirne le pieghe, di rispettarne la complessità. È un invito a pensare la vita con la vita, a riconoscere che ogni sapere è situato, incarnato, relazionale, e che la conoscenza più rigorosa è quella che non rinuncia alla complessità del mondo.

Per Bateson gli animali sono sapienti perché immersi nelle trame relazionali della vita; per Morin la natura è natura dentro la natura, un processo che si pensa attraverso le sue stesse forme; entrambi riconoscono nella complessità il luogo in cui il vivente conosce e si conosce.
Un'etica dello sguardo che converge nella complessità della vita che pensa alla vita.
«In Bateson la sapienza animale è la grammatica della vita; in Morin la ricorsività della natura e dello stesso pensiero sulla vita non è solo complessità ma linguaggio della complessità.»

L’arte rupestre porta alla luce la rappresentazione che la co-abitazione del pianeta nasce connessa all’interno di un ecosistema relato al rischio, alla paura, alla dipendenza e all’opportunità.
Un ecosistema che via via, dal semplice competere si trasforma in comprendere.
Vuoi saperne di più?
Iscriviti a pelosoficamente.com per continuare a leggere questi post esclusivi.



