"Attivazione mentale"... "Problem solving"... "Attività ludiche"... ecc. Impongono una domanda e, una seria e attenta riflessione per divenire dignità e rispetto dell'altro da me...
- 26 feb
- Tempo di lettura: 9 min
Aggiornamento: 13 mar
Se il cane vivesse ancora libero in natura anziché nel mondo urbano insieme a noi, si ritroverebbe spesso a dover svolgere prove di problem solving e/o di attività mentale, semplicemente per dover escogitare soluzioni e strategie volte a superare o risolvere problematiche che incontra dovendosi obbligatoriamente attivare a livello mentale.
In uno scenario naturale in quali occasioni, ad esempio, si attiverebbe mentalmente un cane per risolvere un problema o cercare una strategia?
Questa è una domanda fondamentale da non sottovalutare che andrebbe correlata insieme all'etogramma del cane. Una domanda che potrebbe essere estesa più in generale quando si "pensa" agli animali.

L'attivazione mentale avviene ogni qualvolta un soggetto debba risolvere un problema, trovare una soluzione, attuare uno sforzo individuale, fisico o mentale per trovare una strategia che gli permetta di orientarsi al meglio in una determinata situazione, attuando così quella capacità adattativa che è presente nel DNA.

I cosiddetti giochi di attivazione mentale sono un insieme, potenzialmente infinito, di attività in grado di favorire lo sviluppo di abilità specifiche, come la capacità di concentrazione, di riflessione, di autoregolazione, quella della gestione emozionale, ma anche dell'utilizzo della zampa, del naso, della bocca o della memoria e, così via.
Il focus da tenere quando si affronta l'argomento dell'attivazione mentale o del problem solving o di qualsiasi attività definita oggi ludica, è tenere il focus saldo sulla domanda sopra! Ben sapendo che in natura tali strategie andrebbero a forgiare la personalità, l'esperienza personale e la stima del sé.
Se proponiamo attività mentali o giochi di problem solving e attività ludiche ai nostri animali dobbiamo eliminare dalla nostra testa il controllo, il comando e l'idea di esercizio in sé, poiché nulla di tutto questo sarebbe a beneficio del cane. Peggio ancora se utilizzate queste strategie di attivazione mentale o ludiche che siano, per tenere occupato il cane, o per stancarlo o semplicemente per riempire il suo tempo mentre voi siete fuori.

Propriamente l'attivazione mentale è una capacità funzionale del cervello che si attiva in determinate condizioni.
Il Problem solving è la capacità di risolvere problemi, di trovare soluzioni e di far fronte a situazioni critiche, o ancora, è una capacità che si attiva per trovare soluzioni creative, innovative e adeguate alla situazione o al contesto. Risolvere il problema significa pensare e ideare una soluzione o un modo, analizzando una situazione problematica mettendo in atto quella specifica capacità di individuare e attuare la soluzione migliore.

I cosiddetti giochi di Problem Solving possono essere un enorme stimolo creativo, o calmante per alcuni cani (se non li mandano in frustrazione) e possono essere stimolanti anche come autoregolatore di precise esperienze sul sé e sull'autostima.
Aristotele diceva "trovi l'errore trovi la soluzione" che è anche il principio dei sistemi algoritmici utilizzati per elaborare i grandi numeri.
Non è necessario svolgere queste attività con un obiettivo definito anzi!
E' molto importante partire con situazioni semplici o inventate da noi e, ancora meglio se le affrontiamo in percorsi di passeggiate in Natura facendo attenzione a piccoli dettagli che sono essi stessi problem solving e che molto comunemente sono proprio quelle situazioni in cui ci viene istintivo spostare il cane, portarlo via o interporci tra lui e il problema, esattamente come facciamo con i nostri bambini minando così la crescita e l'apprendimento e impedendo "l'affrontare".
Nel tempo via via, si aumenteranno i livelli di difficoltà facendo molta attenzione a non sforzare il cane e, a non mandarlo in frustrazione; soprattutto a non fargli vivere quella precisa attività come una prestazione o un esercizio! Piuttosto, esattamente come si farebbe con qualsiasi amico, si dovrebbe proporre l'attività in modo spontaneo, per il puro piacere di farlo! Ed è fondamentale lasciare al cane il tempo di comprendere, anche ore e giorni se necessario! Ponendoci alla giusta distanza da lui per comunicare semplicemente che state condividendo un momento, restando in assoluto silenzio.
Queste attività chiamate giochi di problem solving, non devono sostituire la qualità di tempo che decidiamo di dedicare ai cosiddetti Bisogni del cane; servono solo, lo si ribadisce, per aumentare le esperienze personali e soprattutto la stima del sé del cane; e va sottolineato che ogni attività andrebbe pensata sulla base del soggetto che abbiamo davanti ed è sbagliato credere, come capita sovente in cinofilia, che vi sia un manuale di corrispondenza per i cani, come molti video-social propongono, se A allora B...

II cosiddetti giochi di problem solving non sono una dimostrazione di abilità né dimostrazioni di intelligenza, sono solo strumenti con i quali, a seconda del soggetto, possiamo andare a richiamare delle capacità innate che rinforzano o stimolano il soggetto ad utilizzarle per poter stare meglio in un determinato contesto.
Se i giochi di attivazione mentale vengono svolti in maniera adeguata, favoriscono anche la comunicazione, la fiducia, la capacità di fermarsi a riflettere e la complicità,. in quanto al cane viene implicitamente richiesto di ragionare in maniera soggettiva, personale, creativa, per ottenere un risultato. Sono attività che possono aiutare un individuo a migliorare il proprio modo di interfacciarsi con le situazioni che lo circondano, a patto però che vengano strutturate su misura per lui! Diversamente, rischiano addirittura di minare la sua curiosità e la sua autostima e non solo!
Trovare stimolante la risoluzione di un problema o una attività è davvero una risorsa creativa e, se utilizzata bene, di tanto in tanto e, tassativamente rispettosi del silenzio e dello spazio e soprattutto, consapevoli che non sia una prestazione, tantomeno un gioco, il cane porterà nel suo assetto psicofisico stima di sé, sicurezza, competenza e appagamento.

La domanda allora nasce spontanea: ma i cani giocano?
I due cani nella foto cosa stanno facendo esattamente?
Ho sentito etologi, esperti e cinofili rinomati, chiamare queste attività gioco ed asserire che i cani giocano…Ma è davvero appropriato utilizzare questo verbo "giocare"?

Smettere di credere che i cani giochino cambia davvero tutto e ci pone in una prospettiva più reale del mondo del cane e degli animali in generale…

Il cane non gioca! Il cane simula e si allena per essere capace, esperto e competente nell'eventualità e nella vita reale…

Simulare è una spinta legata alla sopravvivenza che nulla ha a che fare con la nostra umana idea di gioco, a meno che non accreditiamo a tale concetto un'accezione francese: jouer, che ha più a che fare con il ruolo piuttosto che con il divertirsi.
I due cani che si contendono il gioco di plastica stanno simulando una precisa azione posta dentro una delle fasi della predazione in cui ci si contende e ci si divide la preda, e tale atto può avere molti significati, anche sociali, ma anche molto diversi a seconda del contesto.

Il cane non cerca intrattenimento, non vuole giochi nuovi come palline da rincorrere, trecce da masticare o il peluche che stride da distruggere, come l'oca isterica che non muore mai… (E per altro voglio aggiungere, che non è divertente vederlo letteralmente impazzire per distruggerla, così da farla tacere una volta per tutte ma senza che lei muoia davvero e, definitivamente, per poi potersela mangiare… Questo è davvero molto triste e, non è per niente divertente perché è frustrante per il cane che si sentirà un perfetto incapace! Pensate davvero e con empatia all'aspetto emotivo sotteso di quella situazione!)
Il cane vuole senso, senso del reale, del concreto e dell'appagante, non del frustrante. Ha necessità di esperienza e desidera esprimere e coinvolgersi in comportamenti e scenari naturali e utili. Le sue attività non necessitano di intrattenimento, le sue "attività" consistono nell'annusare, nell'esplorare, nell'esplorare un linguaggio, ed esplorarlo in interazione con il contesto…E niente di tutto questo è gioco ma è vita da cane presa molto sul serio!

Giocare, nel significato della lingua francese, come spiego nel mio libro (Oltre il muro del vedere, 2013) non è solo divertimento è recitare un ruolo (jouer un rôle), o se preferite, parliamo di gioco-jeu in meccanica, giusto per rendere l'idea atta a collocare quello spazio necessario tra due ingranaggi perché si muovano… in ogni caso non s'intende divertimento o intrattenimento…
Il "giocare" per come noi lo intendiamo, è molto diverso dal significato che destiniamo agli animali; per loro non è gioco ma è una sorta di palestra che affina tecniche di caccia, di lotta, di condivisione, di guardia, di allerta, di socializzazione e di ruoli, che allenano l'individuo al rispetto e al meccanismo sociale divenendo, al contempo, preparazione, educazione e competenza, non solo esperenziale e comportamentale del soggetto, ma anche biologica e neuronale di quel soggetto! Divenendo struttura che connette… Diventa una forma educativa naturale e culturale che gli animali possiedono! Che si implementa nel contesto e che viene imparata e annusata e memorizzata dal cane! Una dinamica della complessità che si autorigenera senza posa divenendo parte di una trasmissione pratica e strutturale, evolutiva e trasformativa e insieme, adattativa funzionale alla sopravvivenza e all'esistenza!

Ciò che sempre più spesso viene spacciato per gioco o attività è solo e semplicemente un'attivazione di un sistema di seeking (ricerca) che non trova mai pace ed è un compito che il cane svolge per noi, spesso, per compiacerci…
Il gioco è una cosa seria, ma forse per gli animali è davvero troppo seria per essere chiamata gioco…
Riflettere su questi argomenti è davvero importante perché è un atto di rispetto e di consapevolezza.
Temo che sia necessario rompere il paradigma del cane (o animale che sia) eterno-bambino che piace molto al marketing cinofilo e non solo, poiché nega la dignità adulta e la complessità delle specie.
Se i nostri animali non giocano o non fanno attività ludiche, nel senso prettamente umano del termine, potrebbe essere che ogni interazione diventi un atto comunicativo ed esistenziale molto più denso, strutturato e significativo?
Se incontrate un cane che non gioca non è un cane problematico, è un cane che fa il cane e perciò sarà incompreso per molti e per tutti coloro che riescono a pensare al cane solo attraverso l'interpretazione umana della vita…
Esplorare, annusare, interagire, sperimentare o risolvere micro -problemi della vita quotidiana sono oramai attività che poniamo in un contenitore e a cui destiniamo un tempo per intrattenere il cane nel mondo urbano in cui lo abbiamo inserito ma, anche in questo modo, seppur apprezzabile, sono attività che non appartengono alla naturalità del cane, tuttavia i cani, come tutti quegli animali che vivono con noi, sono formidabili nell'adattamento, nell'assecondarci e nel comprendere i nostri modi e mi chiedo perché per noi umani, invece, sia così difficile accettare il loro modo di essere cani …
Avete mai incontrato cani a cui presenti e lanci la pallina e vi guardano come dire: "questo per me non ha senso… Torno ad oziare"...
Se dovesse accadere sappiate che non è che non sa giocare, al contrario, sa di sé, e, i cani non giocano!

Il gioco per come lo intendiamo noi, per i cani è frustrante, è uno spreco di energie ed è un'attività pensata per gli umani non per i cani!
Cercate di oltrepassare la barriera della performance e addentrarvi nella relazione!
Scoprirete che se non è gioco, è condivisione di un obiettivo:
per il Golden Retriever ad esempio, il riporto non è gioco, è un patto tra specie!
Ciò che è la caratteristica di una razza o, più in generale di una specie, se viene decontestualizzata e finanche abusata, diventa un tic nervoso, una stereotipia, diventa stress, diventa una risposta ad un comando ("vai" "cerca" "up" e così via) non un'espressione di gioia e dell'esserci in compresenza…
E se non vi è espressione di gioia e dell'esser-ci in compresenza l'animale, inevitabilmente produce cortisolo..
Spesso i cani che non giocano vengono definiti: annoiati, testardi, disinteressati e senza legami; in realtà non hanno un concetto simbolico-rappresentativo del gioco, non cercano intrattenimento, non hanno bisogno di stimoli artificiali e non traggono piacere né appagamento da attività prive di significato etologico poiché il cane è mosso dalla ricerca di esperienze sensate e utili per sopravvivere nel mondo… E' un grave errore proporre al cane palline infinite, giochi rumorosi o altre strategie pensate per la noia, la solitudine o per lo scarico perché divengono frustrazione, iperattivazione, stress, loop e, più in generale, incomprensione.

Se smettiamo di considerare il nostro cane come un eterno bambino o nella visione in cui si sostenga che "il cane possiede un QI simile ad un bambino di 2 anni" e, se smettiamo di credere che il cane debba essere intrattenuto perché altrimenti si annoia, inizieremmo a vederlo come un individuo con una propria dignità, una sua funzione selettiva e come un individuo che possiede caratteristiche precise, con la sua propria soggettività, peculiarità ed esperienza…
Ma questo implicherebbe al contempo, prendere atto che noi non siamo i suoi proprietari, i suoi padroni e compagni di vita, noi siamo in primis responsabili della sua esistenza.
Manca l'alfabeto delle interazioni reali e oggettive e spesso si attraversa la frustrazione che è un po' come sentirsi nudi davanti al nostro animale…
Ciò che si crede di conoscere, ciò su cui costruiamo la relazione con i nostri animali è significativo per l'esistenza del nostro animale…
Certi argomenti spogliano significati assodati, allora restiamo sgomenti e, davanti a certi argomenti ci paralizziamo, o ci arrabbiamo, o fuggiamo…
"Se il cane non gioca non so più come interpretare…"
Ammettere che il cane non gioca significa prendere consapevolezza che per anni abbiamo proiettato bisogni umani su altre specie generando credenze e false conoscenze e questo ci dà una sensazione di vertigine e ci paralizza.
Perché la domanda "i cani giocano?" vi ha tolto le parole e i più hanno passato con un clic scorrendo i post?
Perché è inevitabile pensare al nostro Golden Retriever, per restare sull'esempio di prima, osservando che il riporto per cui è stato selezionato, è una missione genetica che richiede serietà, sguardo e connessione, pensando che è un cane da lavoro con una dignità genetica precisa e non certo la manifestazione di una eccitazione sgangherata! E' lo sguardo attento e critico sui suoi Bisogni che ci consente di poter comprendere che un Golden che gioca in modo eccitato è un cane fuori asse!
Il cane non gioca, il cane vive, comunica e collabora…
Ed ora è il momento di mettersi in campo!
Ipotizziamo che io abbia ragione e concordiamo senza discutere che il cane non gioca. Se non gioca allora cosa sta facendo quando insegue un cane, un gatto o la pallina?

E tu cosa pensi?
Scrivilo nel commenti o apri un dibattito sul Gruppo Verso l'infinito e Oltre
Lorena Bianchi © Pelosoficamente




Effettivamente spesso si vedono cani in loop con la pallina o altro. Volevo farti una domanda forse non propriamente pertinente all’argomento ma che mi è venuta mentre leggevo e cioè se pensi che l’interazione di cani di razze diverse quindi con diverse peculiarità possa essere più stimolante per loro o se basta la nostra attenzione nel fargli vivere esperienze correte come descrivi.